Emanuele Lanzerotti

(1872-1955)
 
 

Nasce nel 1872 a Romeno in Val di Non da una famiglia benestante. Dopo aver frequentato l’università di ingegneria industriale al Politecnico di Graz in Austria, venne richiamato da don Francesco Giuliani a Romeno, suo paese natale, per contribuire alla fondazione della cooperativa locale, un magazzino sociale cooperativo. In una conferenza del 1896 sostenne che la cooperazione è “la forza risultante dall’unione di più individui, che cercano, aiutandosi, il benessere proprio e comune. Il vincolo che unisce i diversi membri è la solidarietà e la reciprocanza dei diritti e dei doveri”.

L’associazione cooperativa rappresentava inoltre per Lanzerotti “il più sicuro rimedio alla questione sociale”, in ciò sposando in pieno la posizione di numerosi economisti di allora (tra cui il grande John Stuart Mill) che vedevano di buon occhio con la costituzione di cooperative l’attenuarsi del conflitto di capitale e lavoro.

In ambito cooperativo fu tra i fondatori della Cassa Rurale Cattolica (in Trentino, la prima a carattere esclusivamente confessionale), del SAIT (di cui fu il primo presidente) e della Società di costruzione della centrale idroelettrica sul rio Novella fino a ricoprire la carica di vice-presidente della Federazione dei Consorzi cooperativi.

 
 

Lanzerotti era persuaso che la cooperazione non dovesse occuparsi solo del lato del consumo, ma anche di quello della produzione. Nel 1904 egli scriveva infatti che “il SAIT svolgerà tutta ampia ed intera la sua attività, non limitandosi solo a pensare ai suoi soci come consumatori, ma cointeressandoli anche come lavoratori e produttori nelle imprese cooperative industriali”.

Convinto della necessità di un forte polmone finanziario, sosterrà il progetto di dare vita ad una Banca industriale, finalizzata a “favorire la fondazione delle società industriali, agricole, sericole, viticole e affini; le società elettrotecniche, di trasporto e di alberghi”.
Lo scopo è chiaro: “Far sì che il consumatore fosse anche produttore. In tal modo il denaro non esula, ma resta fra di noi, circola in paese, vi porta la vita e il risorgimento economico”.

 
 

Nei primi anno del Novecento fondò insieme con don Celestino Endrici e Edoardo De Carli, l’Associazione Universitaria Cattolica Trentina, che nel 1902 darà alle stampe una sua rivista , “Rivista Tridentina” con Alcide Degasperi come direttore. Fu attivo anche a livello politico, partecipando alla fondazione del partito dei cattolici democratici. Nel 1906 è eletto deputato alla Dieta di Innsbruck e l’anno successivo, assieme a don Giovanni Panizza, deputato del Reichstag a Vienna nel periodo austro-ungarico.

La sua adesione a posizioni irredentiste gli procurò ostilità all'interno del mondo cattolico locale, ma soprattutto da parte del governo austriaco che, allo scoppio della prima guerra mondiale, dopo la sua fuga in Italia, lo condannò a morte in contumacia per irredentismo e alto tradimento (senza che la sentenza fosse mai eseguita).

Nelle consultazioni tenute il 13 giugno 1911 il partito cattolico decise di non ricandidarlo insieme ad altri esponenti del mondo cooperativo. Fu lo stesso Alcide De Gasperi a comunicare la decisione a Lanzerotti, con una lettera nella quale lo invitava a pensare alla “propria indipendenza economica dal partito

Terminata la guerra, rientrò in Trentino, dove trovò un clima a lui sfavorevole che lo indusse a trasferirsi a Milano, dove aprì uno studio di progettazione di ferrovie e di linee elettriche. Nel 1936 si trasferì a Masnago (Varese) presso l'ultima figlia che gli era rimasta, dopo un periodo difficile di lutti e di polemiche. Nel 1999, centenario della fondazione del SAIT, le sue spoglie furono riportate da Varese nel cimitero di Romeno.

 
 

Il Presidente del SAIT Roberto Simoni sulla tomba del Lanzerotti, in occasione dei 120 anni della fondazione del consorzio.

Tra i suoi numerosi scritti:
Cooperazione. Contributo allo sviluppo della cooperazione, 1898
Programma delle ferrovie elettriche a scartamento d'un metro nelle Alpi orientali elvetiche, trentine, dolomitiche, 1910
Le officine elettrico-industriali dell’Alta Anaunia e la centrale elettrica sul Novella, Trento: Tipografia Art. Trid. di G. Moncher, 1913
Un po' di storia della ferrovia dell'Alta Anaunia: Dermulo-Fondo-Mendola: episodi di lotte economiche e nazionali sui confini della nazione, 1919, pp.40
Pagine di propaganda per le cooperative di consumo, 1919
Nel mondo elettrico, 1932
Le riforme germaniche sulla revisione aziendale delle cooperative, Estratto dalla rivista internazionale di scienze sociali. Anno XLIII, Fascicolo II, marzo 1935, Milano: Società Editrice “Vita e Pensiero
Pro Memoria a difesa delle iniziative delle opere ed istituzioni elettriche trentine, 1942, pp.72
Promemoria di un vecchio cooperativista trentino sulla vecchia sistemazione delle attività cooperative italiane, 1944, pp.16
Ricordando Giuseppe Toniolo, animatore ed ammiratore dell’azione sociale cristiana cooperativa, III Edizione, Varese: Taverna Libreria Editrice
Scritti scelti, Associazione culturale G.B. Lampi, 2010, pp.213
Caratteri intrinseci della cooperazione, 1907
Le cooperative di consumo da noi promosse si devono considerare come aziende utili immediatamente per i piccoli vantaggi che recano ai soci (minor prezzo, migliore qualità, peso esatto e facilità di acquisto e di controllo della merce) ma più ancora come il nucleo primitivo dell’apparato sociale futuro, più o meno perfetto, destinato in un, speriamo prossimo avvenire, a regolare la distribuzione e il consumo delle ricchezze e dei beni e poi in un tempo posteriore a regolarne la produzione e lo scambio. La strada della cosiddetta ‘libera concorrenza’ fa sudare sette camice agli economisti moderni, specie quando per “libertà” s’intende “licenza”, quando il piccolo, il povero, il debole è allo sbaraglio, quando manca la carità e la fede. Le cooperative di consumo son sempre state per me la base della cooperazione produttiva e di tutta la cooperazione. Già fin dalla fondazione della mia prima cooperativa di consumo, il problema difficile di procurare alle cooperative di consumo i mezzi finanziari necessari per lo sviluppo della loro attività economica mi portò subito ad apprezzare ed a studiare anche tale lato del loro funzionamento. Quando il danaro è in mano del socio cooperatore è danaro “personale” sul quale il sentimento, il dovere, lo spirito di sacrificio, può agire, quando il socio lo porta alle istituzioni di credito, il danaro si allontana dall’uomo, si materializza perde la sua prepotenza che può essere perfino e spesso contro che lo ha faticosamente risparmiato, raccolto, affidato a predetti amministratori, banchieri, capitalisti, gerenti gli istituti di credito. Il fenomeno economico cooperativo è estensivo e non intensivo direi quasi, è qualitativo e non quantitativo. Si tratta piuttosto di raccogliere molte piccole unità economiche e non di speculare su poche e grandi operazioni finanziarie. La vita cooperativistica, come quella nostra spirituale, è formata da un complesso di dolcezze, di consolazioni, di entusiasmi ma anche di delusioni, di desolazioni, di aridità. La nostra forza, la nostra virtù sta nel vedere e nell’accettare dalla Provvidenza le prime con buono spirito di umiltà, e nel sostenere le seconde con coraggio, preparandoci con serenità e con tutta confidenza al superamento delle crisi morali o materiali che ci seguono o ci precedono o ci accompagnano. Coloro che giudicano la cooperazione il toccasana, o la vogliono troppo perfetta senza difetti o debolezze umane e la stimano soltanto in quanto porta un mediato utile materiale, coltivandola senza una preparazione morale cristiana, non sono veri cooperatori. La tesi fondamentale cooperativistica, che è in contrasto col naturale istinto del tornaconto individuale, il vero principio della cooperazione cristiana è sempre stato da me esposto graficamente e parabolicamente come: Date, Date, Date, come la goccia dà all’albero e questo alla terra, al rivo, al terreno, al fiume, al mare, al cielo, alle nuvole, che formano poi di nuovo la goccia."


Per approfondire:

• Enrico Quaresima, Emanuele Lanzerotti: necrologio, in Rivista Studi trentini di scienze storiche, 1956, A . 35 (1), pp. 107-109
• Luciano Imperadori, Da consumatori a produttori: vita e opera dell’ing. E. Lanzerotti fondatore del SAIT, 1979.
• Fabio Giacomoni, Renzo Tommasi, 100 anni di SAIT. Una storia del Trentino. Le radici della cooperazione di consumo trentina: 100 personaggi per 100 anni SAIT, 1999.
• Andrea Graiff, Memorie e cronache di Romeno, Francisci Editore, 2001, pag 245 – 48.
• Mariagrazia Sironi, Emanuele L. Il fascino dell’essere insieme. Note biografiche di Renzo Tommasi, Edizioni Lativa, 2011.

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